Empty Spaces – What shall we do now?

E

Premessa

Alcuni fan credono che What Shall We Do Now? sia una versione estesa di Empty Spaces e che sia stata registrata appositamente per il film allo scopo di aggiungere ulteriori dettagli alle cause del disagio mentale di Pink. La realtà invece è decisamente diversa ed è stato Waters che, nella sua intervista del 1979 con Tommy Vance, ha chiarito l’equivoco rivelando che il brano era stato letteralmente amputato per problemi tecnici ed in particolare perchè lo spazio disponibile per l’incisione su LP era esaurito.

Prima di procedere con l’analisi del testo e delle immagini, ritengo doveroso premettere che esistono sostanziali differenze nel testo nella versione del film anche per la parte condivisa con l’album in studio. In quest’ultimo il brano esordisce e chiude con le frasi: What shall we use to fill the empty spaces – Where we used to talk? – How should I fill the final places?-  How should I complete the wall? (Cosa dovremmo fare per riempire gli spazi vuoti dove eravamo soliti parlare? Come dovrei riempire le ultime caselle? Come posso completare il muro).

Nell’album in studio il testo fa riferimento al senso di vuoto che sperimenta Pink in seguito alla fine del suo matrimonio: pare infatti che egli stia cercando un ultimo dialogo con la moglie chiedendole, in senso retorico, cosa avrebbero potuto fare per riempire quegli spazi vuoti  dove una volta erano soliti parlare. Pink è assolutamente consapevole che nonostante la freddezza con cui si relazionava, i momenti di dialogo tra loro (e specialmente i tentativi di lei) compensavano il suo bisogno di attenzioni frenando in qualche modo il completamento del muro. Scomparsi quei brevi episodi di dialogo, anche se a senso unico, la percezione dell’uomo è che siano rimaste delle caselle vuote che occorreva riempire, ed in questo momento arriva la consapevolezza che il suo muro è già completo e che le caselle dapprima occupate dagli sparuti dialoghi con la moglie, erano gli ultimi miseri momenti in cui riusciva a fare contatto con l’esterno.

Nel film, la fine del matrimonio si è già consumata sulle ultime strofe di Mother, ed in particolare nella scena della telefonata con l’operatore dove le immagini della moglie a letto con un altro uomo dissipano ogni dubbio. Il fatto che il dialogo immaginario con la moglie non sia più presente è coerente con la narrazione, il testo introduce quindi un nuovo elemento narrativo e cioè il tentativo successivo dell’uomo di alimentare la propria sete di comunicazione con le “cose” materiali, concetto che nell’album in studio viene introdotto in Young Lust.

Col pretesto di raccontare le vicende di Pink, Waters scrive ancora una volta una pagina di critica sociale decisamente attuale.


Empty spaces
What shall we do now?

[ring ring] Hello?
Yes, a collect call
for Mrs. Floyd from Mrs. Floyd.
Will you accept the charges from United States? [click!]

Oh he hung up.
That’s your residence right?
I wonder why he hung up?
Is there supposed to be someone else there
besides your wife there to answer?

[ring ring] Hello?
This is the United States calling.
Are we reaching… [click!]
See he keeps hanging up.
And it’s a man answering…

What shall we use
to fill the empty spaces
Where waves of hunger roar?
Shall we set out across
the sea of faces
In search of more and more applause?

Shall we buy a new guitar?
Shall we drive a more powerful car?
Shall we work straight
through the night?
Shall we get into fights?
Leave the lights on?
Drop bombs?
Do tours of the east? Contract diseases?
Bury bones? Break up homes?
Send flowers by phone?
Take to drink? Go to shrinks?
Give up meat?
Rarely sleep?
Keep people as pets?
Train dogs? Race rats?
Fill the attic with cash?
Bury treasure?
Store up leisure?
But never relax at all
With our backs to the wall.

Spazi vuoti
Cosa dovremmo fare adesso?

[ring ring!] Pronto?
Chiamata a carico del destinatario…
per la sig.ra Floyd dal sig. Floyd
Accetta il costo della chiamata dagli Stati Uniti? [click!]

Oh, ha riagganciato
E’ la sua abitazione giusto?
Vorrei sapere perché ha riagganciato.
Forse c’era  qualcun’altro
accanto a sua moglie a rispondere?

[ring ring!]Pronto?
Chiamata dagli Stati Uniti,
La stiamo collegando… [click!]
Guardi, ha riagganciato,
ha risposto un uomo…

Cosa dovremmo usare
per riempire gli spazi vuoti
dove urlano onde di fame?
Dovremmo navigare
in questo mare di facce
in cerca di altri e altri applausi ?

Dovremmo comprarci una chitarra nuova?
Dovremmo guidare un’auto più potente?
Dovremmo lavorare ininterrottamente
per tutta la notte?
Dovremmo litigare?
Lasciare le luci accese?
Sganciare le bombe?
Fare viaggi nell’Est? Prendere malattie?
Sotterrare ossa? Distruggere famiglie?
Mandare fiori per telefono?
Darci al bere? Andare dagli strizzacervelli?
Smettere di mangiare carne?
Dormire pochissimo?
Tenere persone come animali domestici?
Addestrare cani? Fare le corse coi topi?
Riempire la soffitta di soldi?
Sotterrare tesori?
Accumulare tempo libero
senza mai rilassarci del tutto
con le spalle al muro?


Una parte importante della canzone, in termini narrativi, è il dialogo con l’operatore che fa da ponte con la precedente Mother. Pink chiama la moglie in Inghilterra, dall’altra parte della cornetta risponde l’amante (l’uomo incontrato durante la manifestazione per la pace nelle scene di Mother) che chiude la comunicazione quando sente che l’operatore pronuncia le parole “Mr Floyd” (pare che l’evento sia collegato biograficamente alla fine della relazione di Waters con la sua prima moglie, Judy Trim). Il brano descrive quindi la fredda ed infedele moglie che fa sprofondare l’uomo nelle profondità della disperazione, l’ultimo mattone utile a completare il suo muro.

Le prime bellissime animazioni di Gerald Scarfe proseguono il tema del tradimento da parte della moglie con l’immagine di due fiori che si sfiorano. I fiori danzano a ritmo di musica, riproducendo alternativamente i movimenti classici dell’accoppiamento (un fiore assume le sembiamze di un pene, mentre l’altro quelle di una vulva). La scena si conclude con il fiore “femmina” che distrugge il “maschio” trasformandosi poi in una creatura alata che somiglia molto all’aquila tedesca di Blue Sky, particolare che ci porta a pensare come Pink paragoni il trauma causato dalla fine del suo matrimonio a quello subito per la perdita del padre in guerra.

L’animazione prosegue con il fiore che, mutato in uccello, vola verso l’orizzonte, mentre al di sotto cresce un muro. Nella mente di Pink le donne si comportano esattamente come nella sequenza del fiore:  in un primo momento elargiscono amore per poi rivelarsi infide e ingannevoli. La prima ad utilizzare questa strategia nella sua infanzia è stata la madre: dietro l’affetto ella mascherava la sua volontà di distruggere l’individualità del ragazzo; l’adulto si ritrova adesso nella stessa condizione con la moglie che, nonostante l’amore e la tenerezza sotto le lenzuola, finisce appunto col tradirlo. In poche parole Pink non fa altro che dipingersi come una vittima delle donne.

Nel momento in cui entra in scena il cantato, osserviamo l’immagine di un’aperta campagna separata letteralmente da un muro fatto di grattacieli e palazzi. Roger canta che si, è possibile riempire quegli spazi vuoti dove urlano onde di fame, e a partire da questo momento il brano si fa critica al sistema capitalistico e consumistico. Le “onde di fame che ruggiscono” (fame di potere, fame di denaro, fame di consensi) non sono altro che la smania dell’uomo moderno di avere successo, di fare soldi, di essere rispettato e temuto; Pink in questo esatto frangente si illude che l’accettazione da parte degli altri basata sull’avere piuttosto che sull’essere sia l’unica risorsa per non restare ingabbiato nel suo muro.

Il fallimento di questo tentativo è determinato dal fatto che quando si basa la propria autostima sui consensi esterni, credendo in questo modo di affermare la propria individualità, si perde il proprio io: omologarsi ai bisogni degli altri significa distaccarsi dalle proprie fedi, dalla propria passione. Fedele al tentativo di riscossa già intentato in Another Brick in the Wall pt. 2,  What shall we do now? è l’ultima risorsa a cui Pink si aggrappa per adattarsi al mondo esterno.

Nessuna delle molteplici soluzioni indicate nel testo è messa lì a caso: lasciare le luci accese, sinboleggia l’adesione ad un sistema consumistico; inviare fiori per telefono denuncia la fine di una comunicazione autentica, bandita da una società che corre come un treno e che non lascia al singolo neanche il tempo per andare da un fioraio, comprare un bel mazzetto, e portarlo alla persona cara con le proprie gambe. La stessa esortazione a non mangiare carne non è considerata nel suo significato positivo ma come afferma lo stesso Waters: l’essere ossessionati dall’idea di diventare vegetariani, adottando in questo modo la fede di qualcun altro, senza che si tratti di un’esigenza personale… diventa una moda. Anche l’attività legata ai  viaggi nell’Est per prendere malattie smaschera l’immagine perbenista del missionario che sfugge al vuoto della propria vita cercando di essere utile al prossimo, senza che questo rappresenti ciò che realmente sente nel profondo. Nello sganciare le bombe possiamo riconoscere ancora una volta la critica impietosa all’arroganza degli stati (col benestare passivo dei cittadini) che attaccano altri popoli nel tentativo di costruire una società migliore: Blue Sky, che originariamente era posizionata prima di questo brano, ce ne da contezza.

La lista è lunga e ad elementi di facile interpretazione se ne aggiungono altri con messaggi più criptici: seppellire ossa potrebbe riferirsi all’accumulare denaro (bones in slang significa appunto soldi) oppure tentare di seppellire il proprio passato (in riferimento al detto che ognuno ha degli scheletri nell’armadio), così come distruggere case (inteso nel senso di rovinare le famiglie) con un possibile riferimento al nuovo amante della moglie che aveva distrutto l’unica famiglia rimastagli. Ancora l’addestrare cani e far correre topi, simboli di una società alla ricerca di qualcosa con cui occupare il tempo, fino all’atteggiamento prepotente di tenere persone come animali domestici, costringendole quindi ad obbedire agli ordini (come gli operai di una fabbrica). Il giudizio dell’artista qui è impietoso, è chiaro che tutte attività a lungo andare portino l’individuo a darsi al bere o a cercare uno psichiatra, nella complessità dei falsi desideri e delle angherie che subiamo dal prossimo, nonostante la ricerca spasmodica di tempo libero, l’uomo non troverà mai spazio per rilassarsi davvero. La frase finale Con le spalle al muro suggerisce la triste realtà di trovarsi davanti al punto di non ritorno e quindi essere condannati ineluttabilmente ad una condizione di schiavitù; naturalmente questo non vale solo per Pink, ma per tutti coloro che puntano ai beni materiali nell’illusione di affrontare nella maniera giusta il loro mal di vivere.

Le immagini di Gerald Scarfe dipingono un muro di desideri materialistici che si materializzano in forma di grattacieli, televisori, radio, Harley Davidson, Mercedes, Cadillac e BMW. Un “mare di facce” saluta infine il muro dei beni, tutti senza identità (come le maschere di Another Brick in the Wall pt. 2).

La barriera massiccia dell’avidità di consumo si tuffa in avanti, distruggendo la pace della campagna. Ogni cosa che il muro incontra viene irrimediabilmente contaminata: i fiori mutano in filo spinato, un bambino innocente si trasforma in una bestia e poi in un soldato in divisa che uccide uno spettatore innocente. Il muro continua la sua folle corsa fino ad una chiesa, distruggendola, e facendo sorgere poi un nuovo dio sotto forma di casinò. Il messaggio è abbastanza chiaro, tutte le barriere personali e sociali che costruiamo intorno a noi, i falsi idoli legati ai beni e alle ossessioni che ci controllano, non fanno altro che soffocare l’individualità allontanandoci sempre più dagli altri. La conseguenza inevitabile è quella di raggiungere una condizione di degrado sociale e personale.

L’animazione bellissima di Scarfe ci mostra immagini che cambiano in maniera rapida ed implacabile: una figura rosa, simile al pupazzo associato a Pink in The Trial, esplode violentemente in una forma femminile suadente: sicuramente in riferimento alla promiscuità sessuale della successiva Young Lust; subito cambia in gelato simbolo della lussuria di una vita sessuale sfrenata, poi in un fucile mitragliatore, a simbolo delle scene successive del film dove Pink si trasformerà in un dittatore, e poi ancora in una siringa (a sottolineare il suo abuso di droga), in un basso elettrico a prova della sua fama (e qui il riferimento autobiografico è chiarissimo in quanto Roger Waters suona il basso) per poi chiudere la metamorfosi in una BMW nera che sarà il mezzo di trasporto del dittatore.

La canzone si chiude con l’immagine di un pugno rosso che sorge dal terreno e si trasforma in martello.

Non appena la musica termina, dalle sequenze animate si passa al girato: nella scena un vero martello rompe la vetrina di un negozio e dei ladri iniziano a rubare le merci esposte. In poco tempo i ladri sono messi in condizione di non nuocere dalle forze delle poesia ma nel frattempo, due vecchiette apparentemente innocenti approfittano della confusione per rubare anche loro qualcosa. Il dettaglio ci porta a pensare come in una società costruita su false fedi, nessuno sia immune dal desiderio di possedere sempre di più.


 

Curiosità
  • La parte iniziale in cui Pink parla con l’operatore pare sia reale e sia il frutto di un accordo tra il co-produttore James Guthrie ed un suo vicino di casa a Londra durante la registrazione dell’album a Los Angeles. L’unico ad essere all’oscuro della messinscena è proprio l’operatore che proprio in funzione di questo è risultato spontaneo, specialmente nella parte in cui brutalmente informa Pink del fatto che c’è un altro uomo a casa sua.
  • Nell’album in studio, subito prima dell’inizio della parte cantata, è nascosto un messaggio subliminale. È isolato sul canale sinistro del brano ed è registrato al contrario, quindi ascoltandolo normalmente le parole che si sentono sono incomprensibili. Se si riproduce il brano al contrario e si rallenta la velocità si possono chiaramente distinguere le parole:
    Hello, Luka… Congratulations. You have just discovered the secret message. Please send your answer to Old Pink, care of the Funny Farm, Chalfont…
    Roger! Carolyne’s on the phone!
    Okay.
    In italiano:
    -Ciao, Luka… Congratulazioni. Hai appena scoperto il messaggio segreto. Per piacere, invia la tua risposta al Vecchio Pink, presso la Funny Farm, Chalfont…
    Roger! Carolyne al telefono!
    Okay.
    Ecco l’audio originale riprodotto al contrario

    Molto probabilmente il messaggio è un riferimento al chitarrista fondatore della band Syd Barrett. Roger Waters si congratula con una ragazza di nome Luka, dicendole di inviare la sua risposta al “Vecchio Pink” (Barrett), che vive nella “Funny Farm” (termine che indica un ospedale psichiatrico). Prima di poter dire dove si trova esattamente il posto, però, viene interrotto da James Guthrie che lo chiama perché la moglie (Carolyne) lo sta cercando al telefono. Alcuni sostengono che questo “messaggio segreto” è stato inserito anche per sviare l’ascoltatore dal pensiero che stesse trovandosi di fronte ad un’opera autobiografica, infatti l’accenno alla “vera moglie” di Waters sembrerebbe una maniera dell’autore per dire: guardate che è finzione… in aggiunta a questo alcuni sostengono che sia stato una sorta di omaggio da parte di Roger alla moglie (ora ex) Carolyne, come lo stesso autore ha ammesso, se non fosse stato per l’insistenza di lei nel voler comunicare col marito probabilmente questo avrebbe finito per diventare realmente come Pink.

  • Nell’album “The Wall”, da cui la canzone è tratta, c’è una canzone dal titolo “The Show Must Go On” dalla quale trarranno ispirazione i Queen con l’omonima canzone. Il verso iniziale della canzone dei Queen è proprio “Empty spaces…”, quindi è probabile che anche la canzone sia un tributo ai Pink Floyd, anche se la questione non è mai stata chiarita da nessun membro dei Queen.
Formazione
  • David Gilmour – chitarre, sintetizzatori Prophet-5 e ARP Quadra.
  • Roger Waters – voce, basso, VCS3.
  • Richard Wright – piano.
  • James Guthrie – sintetizzatore ARP Quadra.
Video
Immagini

Indice

"Pink Floyd's 'The Wall': Dietro il muro" © 2011-2017 Nicola Randone. Lyrics / Artwork © 1979 Pink Floyd / Gerald Scarfe. Images from the movie © 1982 Sony Music Entertainment. E’ facoltà di chi lo desidera riportare i contenuti della presente opera a patto di citare la fonte e comunque nella sola eventualità che si tratti di progetti senza finalità di lucro. Ogni uso non autorizzato dei testi sarà perseguito nei termini di legge.

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"Pink Floyd's 'The Wall': Dietro il muro" © 2011-2017 Nicola Randone. Lyrics / Artwork © 1979 Pink Floyd / Gerald Scarfe. Images from the movie © 1982 Sony Music Entertainment.