When the Tigers Broke Free (parte 1)

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Premessa

In questo brano Pink ricorda l’ultima mattina della vita di suo padre, ucciso in azione il 22 Gennaio del 1944 nel corso della battaglia di Anzio in Italia (Seconda Guerra Mondiale).

Il primo brano che ascoltiamo, ancor prima dei titoli, è quello riprodotto dalla filodiffusione dell’hotel (almeno così pare) mentre la videocamera si immerge lungo lo sterile e triste corridoio che porta alla stanza di Pink. La canzone è di Vera LynnThe Little Boy That Santa Claus Forgot (potete ascoltarla utilizzando il player sottostante).

Quando ho indagato le motivazioni che hanno portato Roger alla scelta del brano di Vera Lynn, dandogli l’onore di aprire il film, mi è stato subito chiaro come anche un dettaglio in apparenza insignificante abbia un importante significato: qualità che ricorre spesso in quest’opera. Nello specifico il brano in questione racconta la storia di un bambino di cui Babbo Natale si è dimenticato, e questo perché viene da una famiglia povera e non ha il papà. Certo, non è la favola che ci raccontano da bambini e cioè quel mondo perfetto dove Babbo Natale non dimentica nessuno, specialmente i bambini poveri. In questo modo Roger ci introduce nel suo mondo fatto di disillusione e paura del prossimo, in cui i riferimenti alla sua infanzia sono sempre presenti ed ossessivi e la canzone di Vera Lynn, composta in un tempo dove l’orrore della guerra mieteva le sue vittime non solo nei campi di battaglia, sembra testimoniare la sua innocenza perduta e la sua infanzia negata.

Riguardo il significato narrativo di questo prologo posso azzardare alcune ipotesi. Diversamente dalla seconda parte di When the tigers… qui il cantato è pacato, quasi distaccato, nonostante l’utilizzo di parole forti che esprimono sicuramente disapprovazione (miserable, black, ordinary). In questo modo  Roger ci introduce magistralmente all’opera, come un ipotetico narratore che al principio della storia esordisce con: c’era una volta. A sostegno di questa ipotesi, immaginate quindi il corridoio dell’hotel come una sorta di utero attraverso il quale il protagonista sta per raggiungere il mondo (la stanza di Pink).


When the tigers broke free

It was just before dawn
one miserable morning
in black Forty-Four.
When the forward commander
was told to sit tight
When he asked
that his men be withdrawn.
And the Generals gave thanks
as the other ranks
Held back the enemy tanks for a while.
And the Anzio bridgehead was held
for the price of a few
hundred ordinary lives.

Quando le tigri si liberarono

Era poco prima dell’alba
un miserabile giorno
di quel nero ’44
quando al comandante in capo
fu detto di tener duro
quando chiese
che i suoi uomini fossero ritirati.
Ed i generali lo ringraziarono
mentre la truppa respingeva
i carri armati del nemico per un po’.
E la testa di ponte di Anzio fu mantenuta
al prezzo di alcune centinaia
di vite comuni


Quando il brano di Vera Lynn viene interrotto dall’aspirapolvere della domestica, iniziano i titoli del film, in sottofondo sentiamo dei tamburi a simboleggiare le bombe ed il suono di un cerino che si accende.

Adesso un fiammifero ed un lume a petrolio occupano la scena. Sul pacco di cerini appare la sigla LION che ci suggerisce la bontà d’animo e la forza degli alleati che combattevano contro il nazismo. Troviamo un uomo, Pink padre, che sta per accendersi quella che probabilmente sarà la sua ultima sigaretta. Si avvertono i suoni delle bombe, alcune lontane, altre quasi sopra la testa. L’uomo sussulta ad ogni esplosione, lo sguardo è triste, quasi rassegnato… sospira ed accende la sua sigaretta. La canzone When the tigers broke free ha così inizio.

Pink padre pulisce la sua pistola,  l’immagine e le inquadrature sono molto belle, degne di un grande regista qual’è Alan Parker. Dopo aver pulito la sua pistola, l’uomo la carica ancora. Con uno zoom sul lume a petrolio, la scena di Pink padre scivola via, sostituita da quella di un bambino che corre verso di noi, probabilmente Pink. 

Lo scenario è desolato ma aperto, quasi a suggerire le mille possibilità che ci offre la vita: sullo sfondo una porta da rugby. Probabilmente l’immagine del campo sottintende le due diverse realtà nelle quali si trovavano Pink e suo padre: da una parte il bambino in un campo deserto che corre allontanandosi dalla porta di rugby, dall’altra il padre in un campo da guerra che al contrario resta immobile ed aspetta la fine. Qualcuno sostiene che la porta del campo a forma di H fosse un richiamo alla dipendenza da eroina di Pink.

Riguardo la canzone When the Tigers Broke free, l’azione si svolge in una trincea in prima linea al ponte di Anzio. In un’intervista Waters spiega che suo padre fu secondo tenente dell’Ottavo Battaglione dei Fucilieri Reali presso la Compagnia C. La compagnia riuscì a mantenere la linea del fronte quando i tedeschi lanciarono un contrattacco contro gli alleati nel tentativo di spingerli nuovamente in mare. La storia rivela che la compagnia fu distrutta interamente anche se la canzone parla del mantenimento della linea del fronte al prezzo della perdita di “qualche centinaio di vite comuni“.

Non appena il breve passaggio musicale termina, ecco rientrare il brano di Vera Lynn sull’inquadratura dell’orologio di Pink che adesso conosciamo da adulto. Innanzitutto l’orologio di Topolino con il quadrante graffiato (i graffi sono forse un simbolo dei traumi ricevuti?) ci introduce ad un personaggio che non ha avuto un’infanzia semplice. Pink è davanti al televisore, un paio di tic agli occhi fanno pensare che non debba essere lucido.

Nel costruire questa scena, pare che Waters si sia ispirato ad un’esperienza vissuta con l’amico-collega Syd Barret: Roger racconta, in un’intervista, di aver trovato l’amico in una camera d’albergo con la sigaretta che gli bruciava le dita completamento intossicato dall’eroina. Del resto non è la prima volta che i Floyd omaggiano l’amico, basti pensare a Shine on you crazy diamond e Wish you were here.

Andando avanti nelle immagini non resta alcun dubbio sul fatto che l’uomo sia catatonico: la cameriera bussa alla porta senza causargli alcuna reazione, utilizza quindi il passepartout per entrare, ma la catena chiusa dall’interno gli sbarrerà l’ingresso. Per un secondo o più la porta dell’hotel viene sostituita dall’immagine di un grande portone di legno sbarrato da catene: probabilmente l’ingresso di una sala da concerti, forse di una scuola. Torniamo quindi alla camera dove s’intravede il viso della cameriera lungo l’apertura consentita dalla catena. In un’esplosione di chitarre elettriche fa così il suo ingresso In The Flesh in uno scenario costruito dalla mente del protagonista che da questo momento in poi inizia a raccontarci la sua storia.


Curiosità
  • Il titolo della canzone si riferisce a un determinato modello di carro armato tedesco di quel periodo: il Tiger I, usato dalle truppe naziste a Roma (cit. Wikipedia).
  • Testa di ponte è un’espressione della terminologia militare che indica una posizione relativamente sicura acquisita su un litorale (tipicamente tra le rive opposte di un fiume), in grado di garantire sufficiente copertura alle truppe durante lo sbarco o l’attraversamento e mantenere la posizione a fronte della probabile controffensiva nemica. Per maggiori informazioni consultate la definizione su Treccani.it
  • Il brano figura anche nella rimasterizzazione del 2004 di The Final Cut tra One of the few e The Hero’s return
  • Nel mese di Febbraio del 2014, Roger Waters viene eletto cittadino onorario di Anzio
  • Nella galleria fotografica sottostante è disponibile una scansione del rapporto che descrive il combattimento nel quale perse la vita Eric Fletcher Waters. Il documento fu recuperato da Harry Shindler, rappresentante in Italia dell’associazione dei veterani dell’esercito britannico. Si tratta di una sintesi  dello scontro che coinvolse la Compagnia “Z”, quella del sottotenente Waters: tra intensi bombardamenti di cannoni e mortai, alle 11.05 del 17 febbraio una pattuglia della Compagnia “Z” riferisce che le vecchie postazioni delle compagnie “X” e “Y” ormai “sono occupate dal nemico”. Alle 17.45 la Compagnia “Z” comunica di aver subito un nuovo attacco: “I Boche (epiteto usato fin dalla prima guerra mondiale per definire i soldati tedeschi, derivato dal francese “caboche”, testone  –  ndr) hanno intimato alla Compagnia “Z” di arrendersi, ma la risposta è stata una scarica di mitragliatrice”. Il rapporto spiega che alle 19 i tedeschi hanno deciso di ritirarsi. Alle 21.15 viene inviata una pattuglia di rinforzo alla postazione occupata dalla Compagnia “Z”. Il punto (830300, le coordinate sulla mappa militare) viene chiamato “Wadi”: “È un termine derivato dall’egiziano  –  si ricorda Harry Shindler  –  che usavamo fin dai tempi della campagna africana per indicare, appunto, una sorta di fossa”. “Notte tranquilla”, aggiunge il rapporto. Alle 6.30 del mattino del 18 febbraio “messaggio dal settimo battaglione Oxf & Bucks che è sotto attacco e che sente rumori di cingolati davanti a sé”. Ore 7.15: la Compagnia “Z” è attaccata da circa 50 “Boche” che vengono “respinti”. Alle 10.15 nuovo attacco alla Compagnia “Z”, “questa volta con più soldati. Nemico vicinissimo ai plotoni avanzati. Impossibile inviare rinforzi perché la Compagnia “R” ha problemi sul fianco destro”. La situazione precipita e, alle 11.10, “la Compagnia “Z” riferisce di essere circondata dai nemici. In corso un combattimento molto violento”. Lapidario il passaggio successivo del rapporto: “Ore 11.30 – il sottotenente Waters ucciso e il sottotenente Hill ferito. La situazione è critica. Messaggio ricevuto via radio: ora troppo tardi per i rinforzi” (fonte Repubblica)
  • Il corpo di Eric Fletcher Waters non fu mai ritrovato. Harry Shindler, che in quel periodo era proprio ad Anzio come meccanico, ricorda il punto in cui è caduto Eric (almeno stando alle indicazioni del rapporto) e dice:  “Praticamente una buca nel fango e tra i rovi. Una di quelle postazioni talmente vicine al nemico, che nelle nostre canzoni dicevamo che i tedeschi volevano venire a pranzo da noi”. Il corpo di Eric Fletcher Waters potrebbe essere stato seppellito dai compagni proprio lì, o magari – come pensa Shindler – disintegrato dalle granate. Roger continua ancora a cercare il luogo di sepoltura di suo padre.
Formazione
  • David Gilmour – chitarra
  • Roger Waters – basso, voce
  • Rick Wright – organo Hammond, voce secondaria
  • Nick Mason – batteria, percussioni
Video
Immagini

Indice

 

 


In the Flesh pt. 1 >>

 

"Pink Floyd's 'The Wall': Dietro il muro" © 2011-2017 Nicola Randone. Lyrics / Artwork © 1979 Pink Floyd / Gerald Scarfe. Images from the movie © 1982 Sony Music Entertainment. E’ facoltà di chi lo desidera riportare i contenuti della presente opera a patto di citare la fonte e comunque nella sola eventualità che si tratti di progetti senza finalità di lucro. Ogni uso non autorizzato dei testi sarà perseguito nei termini di legge.

1 Commento

  • Quel ragazzino dimenticato da Babbo Natale era pieno di speranze che poi sono state tradite, la stessa immagine la ritroviamo in Vera dove PInk chiede a questa cantante cosa ne è stato delle sue parole, il padre di Pink non era tornato come gli altri così come il bambino non aveva ricevuto alcun dono anche se babbo natale li porta a tutti, specie a quelli più poveri: Babbo Natale infatti non esiste nella realtà così come Vera mentiva dicendo che Pink avrebbe rivisto suo padre in un giorno di sole. Magari è un pò ingenuo però il punto è che fidarti ad occhi chiusi di qualcosa di invisibile ed irrealistico è uno sbaglio.

Indice dell’analisi

"Pink Floyd's 'The Wall': Dietro il muro" © 2011-2017 Nicola Randone. Lyrics / Artwork © 1979 Pink Floyd / Gerald Scarfe. Images from the movie © 1982 Sony Music Entertainment.