Premessa 

Stop! è il momento in cui Pink raggiunge la consapevolezza del proprio stato mentale e decide di interrogarsi sulle vere ragioni che lo hanno confinato all’interno del muro.

La cella metaforica che troviamo nel testo rappresenta la prigione nella quale si trova rinchiusa la sua mente che s’impegna, ora più che mai, ad ammettere eventuali responsabilità sul suo confinamento; se quindi egli stesso avesse avuto un ruolo da partecipante attivo nella creazione del suo muro anziché, come credeva, da vittima.

Nella versione del film, il brano Stop è cantato interamente da Bob Geldof senza alcun accompagnamento musicale.


Stop

Do you remember
The way it used to be?
Do you think
we should have been closer?


I put out my hand
Just to touch your soft hair
To make sure in the darkness
That you were still there
And I have to admit
I was just a little afraid
Of the ones living under
Their dirty old macs
And the ones who were pointing
The guns in their backs

Stop!
I wanna go home.
Take off this uniform
And leave the show.
But I’m waiting in this cell
Because I have to know
Have I been guilty
all this time?

Basta!

Ti ricordi
di com’eravamo?
Pensi che avremmo dovuto
essere più vicini?

Ho allungato la mano
Solo per toccare i tuoi capelli morbidi
e per assicurarmi che nel buio
tu fossi ancora lì
Devo ammettere
che avevo paura
di quelli che vivono
nei loro vecchi e sporchi impermeabili
e di quelli che puntano
le armi alla schiena

Basta
Voglio andare a casa
Togliermi questa uniforme
E abbandonare lo spettacolo
Ma sto aspettando in questa cella
Perchè devo sapere se
Sono stato colpevole
per tutto questo tempo


Le strofe che Geldof canticchia inizialmente (non presenti nel testo originale) fanno riferimento a dei testi che lo stesso Waters riutilizzerà qualche anno dopo nell’album The Final Cut (nel pezzo Your Possible Pasts) e nel suo album solista The Pros and Cons of Hitch-Hiking (ed esattamente nel brano 5.11AM The Moment of Clarity).

Alla luce degli eventi verificatisi sino ad ora, i testi inediti lasciano intravedere ancora una volta come l’uomo cercasse disperatamente il contatto con gli altri (pensi che avremmo dovuto essere più vicini) e fosse intimorito da quelli con gli impermeabili che puntavano le pistole alle spalle che, paradossalmente, guidava e di cui era l’ispiratore in In The Flesh.

Tornando al film, la scena è invasa dal volto disperato della rock-star che urla a pieni polmoni la parola STOP! In realtà, la medesima immagine appare “ad ondate” (se ci piace il paragone con Comfortably Numb) anche nella precedente scena della marcia dei martelli, come se il vero sè di Pink stesse salendo “ad ondate”, appunto, fino al suo io cosciente – la nave all’orizzonte che finalmente raggiunge il porto – per sostituirsi totalmente al dittatore.

Subito dopo l’urlo, ci ritroviamo nei bagni di un’arena da concerto con una guardia giurata impersonata dallo stesso attore di Young Lust: il particolare ci conferma che siamo nella linea temporale successiva alla scena dell’hotel e che tutte le immagini precedenti siano solo stati deliri del protagonista.

Proviamo a riassumere quanto visto sino ad ora: in Young Lust ci troviamo ad un festino che si è tenuto presumibilmente il giorno prima di un concerto (forse dopo le prove generali). La groupie entra nella roulotte di Pink per finire poi nella sua camera d’albergo dove l’uomo va in escandescenza distruggendo tutto (One of my Turns). Da lì assistiamo al suo lento excursus verso la follia dittatoriale che passa dalla nostalgia per la mancanza della moglie (Don’t Leave me now) scaturita probabilmente dall’incontro con la groupie, alla consapevolezza che il muro era completo (Goodbye Cruel World) fino al tentativo di rimettere ordine nella propria testa (Is there anybody out there) per scoprire in Nobody Home che il confine con la follia era davvero sottile e che era oramai sul punto di cedere a quella personalità distopica che troviamo in In The Flesh.  Realisticamente, Pink non si è mai mosso dalla camera d’hotel di Comfortably Numb e non ha ancora iniziato quel famoso concerto per il quale il dottore lo ha risvegliato con l’iniezione.

Chiarita la sequenza cronologica degli eventi torniamo nuovamente al film. L’uomo si trova rannicchiato contro un muro, con una bottiglia di champagne in mano e nell’altra il suo piccolo “libro nero”.

La recitazione di Geldof trasmette in modo magistrale i sentimenti che la rockstar prova in quel preciso momento… un misto di paura, vergogna ed incertezza: paura per quello che è diventato, vergogna per ciò che ha fatto ed incertezza su quello che potrebbe ancora accadere.

Prima che abbia il tempo di fare le sue considerazioni, la guardia apre la porta del gabbiotto (un’altra porta metaforica nel muro?) dando così inizio al “Processo“.


Curiosità
  • Durante la scena, i suoni che si sentono nel sottofondo sono tratti dalla traccia “Master of Ceremonies” inclusa nel doppio LIVE di The Wall pubblicato nel 2000. La voce che si sente è quella del Maestro di Cerimonie che annuncia al pubblico l’inizio del concerto. Questo dettaglio rafforza l’idea che Pink si trovi ad uno dei suoi concerti.
Formazione
  • Bob Geldof: Voce solista
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Indice

"Pink Floyd's 'The Wall': Dietro il muro" © 2011-2017 Nicola Randone. Lyrics / Artwork © 1979 Pink Floyd / Gerald Scarfe. Images from the movie © 1982 Sony Music Entertainment. E’ facoltà di chi lo desidera riportare i contenuti della presente opera a patto di citare la fonte e comunque nella sola eventualità che si tratti di progetti senza finalità di lucro. Ogni uso non autorizzato dei testi sarà perseguito nei termini di legge.

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"Pink Floyd's 'The Wall': Dietro il muro" © 2011-2017 Nicola Randone. Lyrics / Artwork © 1979 Pink Floyd / Gerald Scarfe. Images from the movie © 1982 Sony Music Entertainment.