The Happiest Days of our Lives

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Premessa

In questo brano, così come nel successivo Another Brick in the Wall pt. 2, Pink ricorda i giorni più felici della sua vita in riferimento sarcastico alla propria esperienza scolastica. Indissolubilmente legato al successivo Another Brick in the Wall pt. 2, l’autore affronta qui la seconda concausa, in ordine cronologico, dei propri disagi mentali: il sistema educativo.

Seppure Waters affermi, nelle interviste sul dvd, che questo (come il brano successivo) condannino solo alcuni elementi del sistema scolastico, ed in particolare gli insegnanti troppo rigidi ed al contempo incapaci di comprendere l’importanza del proprio ruolo nella formazione delle giovani menti, l’interpretazione a mio parere più coerente (senza nulla togliere al commento di Waters che probabilmente ne ha chiarito la genesi autobiografica) è che nel contesto l’accusa sia rivolta all’intero programma educativo di quel periodo storico che anziché incoraggiare e motivare l’allievo, umiliava e mortificava ogni eccezionalità al solo scopo di garantire al “sistema” la produzione di cittadini privi di individualità e di conseguenza maggiormente controllabili.

Nella versione in studio il brano si collega alla precedente Another Brick in the Wall pt. 1 con un suono di elicottero al quale segue la voce del maestro trattata con un effetto megafono. In questo si esplicita la volontà da parte dell’autore di paragonare il sistema scolastico a quello di un regime militare: l’insegnante si libra sopra i suoi allievi come un elicottero, pronto a scendere tra loro con l’ira di un sergente istruttore militare: Tu, si dico a te ragazzino. La scena del tunnel, con il rumore del treno che sostituisce quello dell’elicottero, ci introduce ad una figura paragonabile a quella del sergente Hartman di Full Metal Jacket che imbecca immotivatamente chiunque differisca dall’archetipo del soldato modello, diffidando ogni espressione di libero pensiero.

A conferma di questa interpretazione la scena del treno che attraversa il tunnel: Pink bambino osserva le facce senza volto degli uomini-cloni (torniamo ancora al Mondo Nuovo di Huxley) stipati come animali che ci ricordano le terribili vicissitudini dei deportati ebrei e di come venissero trasportati nei campi di concentramento nazisti. Qui Waters non intende certo paragonare l’eccidio di milioni di ebrei con la violenza psicologica fatta ai bambini in età scolastica, ma sottolineare a mio parere che entrambe le condizioni sono il frutto di una “macchina” totalitaria rappresentata da scuole/campi di concentramento che tende a reprimere ogni individualità. Togliere ad un volto umano occhi e bocca significa eliminare quelle qualità umane che lo rendono riconoscibile come persona e quindi trasformarlo in una cosa. La maggior parte dei sistemi basati sull’odio e la paura del diverso operano in questo modo: privano gli uomini della loro identità per spegnere lo spirito di un popolo e renderlo passivo alle aggressioni altrui, che siano queste interne o esterne.


The happiest days
of our lives

TeacherYou, yes you, stand still laddie!

When we grew up
and went to school
There were certain teachers who would
Hurt the children anyway they could
By pouring their derision
Upon anything we did
And exposing every weakness
However carefully hidden by the kids

Teacher: What have we here, laddie?
Mysterious scribblings?

A secret code? No! Poems, no less!
Poems, everybody! 
The laddie reckons himself a poet! 
“Money get back / I’m all right, Jack /
Keep your hands off my stack /
New car / Caviar / Four star daydream /
Think I’ll buy me a football team”
Absolute rubbish, laddie.

Get on with your work.
Repeat after me:

An acre is the area of a rectangle
whose length is one furlong
and whose width is one chain

But in the town it was well known
When they got home at night,
their fat and Psychopathic wives
would trash them
Within inches of their lives

I giorni più felici
delle nostre vite

Maestro:Tu, sì tu, stai calmo ragazzino!

Quando siamo cresciuti
e andavamo a scuola
c’erano certi insegnanti che
ferivano i bambini in tutti i modi
riversando la loro derisione
su qualsiasi cosa facessimo
e smascherando ogni debolezza
che da bambini nascondevamo con cura

Maestro: Cosa abbiamo qui ragazzino?
Scarabocchi misteriosi?

Un codice segreto? No! Nient’altro che poesie!
Poesie!
Il ragazzo si sente un poeta!
“I soldi tornano / Sono daccordo, Jack /
Tieni lontane le tue mani dalle mie tasche /
Macchina nuova / Caviale / Albergo a quattro stelle /
Penso che mi comprerò una squadra di calcio”
Pura spazzatura, ragazzo.

Torna al tuo lavoro.
Ripetete dopo di me:

Un acro è l’area di un rettangolo
la cui lunghezza è di un furlong
e la cui larghezza è di un chain.

Ma in città si sapeva bene
Che quando tornavano a casa la sera,
le loro grasse e psicopatiche mogli
li avrebbero picchiati
fino ad ucciderli.


Dopo la parte dei dialoghi tra Pink ed i suoi amici, la scena si sposta in sala dei professori dove i docenti stanno preparandosi per il loro ingresso in classe. Al suono della campana eccoli uscire dalla stanza in fila indiana per poi ordinarsi nel corridoio in due colonne con in testa il maestro/comandante: anche questa scena evoca un regime di tipo militare.

Ritengo interessante evidenziare il dettaglio legato al colore delle pareti del corridoio: rosse nella metà inferiore e bianche in quella superiore. Gli stessi colori verranno poi ripresi come sfondo allo stemma dei martelli incrociati che caratterizzano la fase “dittatoriale” di Pink (chissà che non sia proprio il maestro la figura che più lo ha ispirato nella metamorfosi in crudele dittatore). Un’ulteriore interpretazione riguardo i colori è legata al nome stesso di Pink, in inglese rosa: la fusione fra rosso e bianco appunto. Se poi al colore bianco associamo un’idea di innocenza e purezza, ed al rosso l’immagine del sangue e l’idea del peccato, l’associazione tra quel baby blue innocente e l’uomo pieno di astio e di odio che abbiamo conosciuto all’inizio del film è assolutamente spontanea.

Le prime strofe della canzone sono cantate da Waters con un tono sommesso, quasi a voler rappresentare il modo in cui un alunno, nel cortile della scuola, sussurra al proprio amico una confidenza con la cautela di chi teme una punizione per aver “parlato troppo”. Nel testo si racconta di un sistema che uccide le individualità deridendo ed esponendo al pubblico ludibrio le debolezze personali ed intellettuali degli alunni al solo scopo di creare “cittadini produttivi” (cit. Waters nei commenti del dvd) senza volto e senza voce che eseguano passivamente i falsi valori dello status quo sociale. Il risultato di questa violenza è che i bambini nascondono con cura ogni loro qualità per timore che venga usata come debolezza e che li esponga al ridicolo.

Anche in questa estremizzazione Waters racconta la storia di ognuno di noi. Quante volte da ragazzi ci è capitato di nascondere una nostra poesia per paura di essere presi in giro, e quante altre abbiamo tenuto dentro un pensiero “originale” per il timore che gli altri ci ridessero dietro. Per la comprensibile paura di apparire deboli quanti di noi, chi più chi meno,  hanno lasciato che pezzi di sé andassero perduti nella memoria o sepolti in qualche cassetto.

Tale questione viene esplicitata nella scena successiva dove l’insegnante scopre Pink intento a scrivere le sue poesie. Strappandogli di mano il quaderno senza alcun riguardo, l’arcigno maestro umilia il ragazzo recitando ad alta voce la prosa che con tanta cura il ragazzo nascondeva agli occhi degli altri: quando gli umani si radunano in branco riescono ad essere creature meschine e crudeli, in particolar modo i bambini quando ricevono il permesso ad umiliare da una figura che reputano autorevole (il maestro).

La poesia contiene dei versi di Money“I soldi tornano / Sono daccordo, Jack / Tieni lontane le tue mani dalle mie tasche / Macchina nuova / Caviale / Albergo a quattro stelle / Penso che mi comprerò una squadra di calcio”. Probabilmente la scelta è stata voluta dall’autore allo scopo di inserire un elemento autobiografico alla trama ed introdurre lo spettatore a quelle che già da bambino erano le aspirazioni di Pink: diventare ricco e famoso. La citazione a Money potrebbe essere interpretata anche come un’attestazione di successo: guardate dove sono arrivato con le parole che prima vi facevano tanto ridere.

Tornando alla scena in classe l’insegnante liquida il lavoro di Pink come “pura spazzatura” ed invita l’allievo a tornare al suo “vero dovere” bacchettandolo sulle mani. Così il maestro torna alla spiegazione di Geometria, un ritornello che gli alunni hanno l’obbligo di imparare e ripetere a memoria senza tralasciare nulla (e qui sfido gli uomini della mia generazione a negare di non aver mai avuto un professore a scuola che pretendesse la lezione a memoria). Questo metodo di apprendimento ricorda da lontano l’hypnopedia di Huxley nel “Mondo Nuovo“, un meccanismo subliminale che ripeteva ai bambini, durante il sonno, gli slogan del “partito”, in maniera tale che ogni indottrinamento morale impartito venisse accettato a livello inconscio come dato di fatto, senza che su questo potesse nascere alcun pensiero critico.

Superata la scena della “derisione“, con una tecnica di dissolvenza audio in ingresso, il brano musicale rientra in scena. Qui la voce graffiante di Waters esplode in un canto di gioia: una volta a casa, l’insegnante autoritario e crudele che ha trascorso la giornata ad infierire sulle giovani menti dei ragazzi, deve affrontare il suo più grande nemico: la moglie.

Anche se la moglie dell’insegnante non è raffigurata come una donna in sovrappeso, come descritto nel testo, l’angolo della telecamera che la fa apparire a metà dello schermo la rende comunque una presenza dominante. La carta da parati blu della stanza e la luce porpora che proviene dalla finestra  contribuiscono a rendere la scena surreale. Le sequenze successive rendono invece onore al principio del karma, ed è questo l’unico momento dell’album (come anche dell’intera opera dei Pink Floyd) in cui si paventa l’esistenza di una giustizia superiore che punisce il malvagio con la sua stessa moneta: l’immagine dove il maestro picchia gli alunni con una cinghia di cuoio si alterna a quella della moglie che lo costringe, senza che sia necessario pronunciare alcuna parola, ad ingoiare il pezzo di carne che aveva lasciato sul piatto, particolare che ritroveremo nelle parole del maestro “you can’t have any pudding if you don’t your meat” e cioè “non avrai alcun dolce se prima non mangi la tua carne“del brano successivo. E’ chiaro che l’autore ci stia presentando un personaggio vittima di un ciclo: la frustrazione subita dalla moglie si riversa sugli allievi in un gioco costante ed ossessivo di vittima/carnefice, probabilmente il solo modo in cui il patetico insegnante riesce a mantenere il proprio equilibrio mentale.


Curiosità
  • Alcuni sostengono che la storia sia riferita alla vita di Roger “Syd” Barret che da piccolo era piuttosto riluttante ad andare a scuola.
  • Inizialmente Gerald Scarfe avrebbe voluto che fosse il pupazzo del maestro, e non l’uomo in carne ed ossa, ad interpretare la scena del tunnel (vedi immagine in testa all’articolo). Alan Parker ha realizzato qualche prova senza però ottenere il risultato sperato, pertanto si è deciso di utilizzare l’attore Alex McAvoy.
  • Le radio hanno spesso riprodotto questa canzone insieme ad Another Brick in the Wall pt. 2 menzionando però solo quest’ultima, per questo motivo molte persone la ritengono una canzone unica.
Formazione
  • Roger Waters: basso, voce
  • David Gilmour: chitarra
  • Nick Mason: batteria e percussioni
  • James Guthrie: percussioni
Video
Immagini

Indice

"Pink Floyd's 'The Wall': Dietro il muro" © 2011-2017 Nicola Randone. Lyrics / Artwork © 1979 Pink Floyd / Gerald Scarfe. Images from the movie © 1982 Sony Music Entertainment. E’ facoltà di chi lo desidera riportare i contenuti della presente opera a patto di citare la fonte e comunque nella sola eventualità che si tratti di progetti senza finalità di lucro. Ogni uso non autorizzato dei testi sarà perseguito nei termini di legge.

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"Pink Floyd's 'The Wall': Dietro il muro" © 2011-2017 Nicola Randone. Lyrics / Artwork © 1979 Pink Floyd / Gerald Scarfe. Images from the movie © 1982 Sony Music Entertainment.