The Thin Ice

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Premessa

Dopo la rabbia ed il caos che dominano la scena precedente, il film esplora l’infanzia di Pink introducendo l’immagine di una donna che riposa su una sdraio, immersa tra il verde di un giardino. Poco distante una culla, presumibilmente quella di Pink bambino.

Una riflessione sul cambio di scena è d’obbligo. Il brusco passaggio di consegne tra il Pink del presente ed il Pink fanciullo, oltre ad assecondare la formula narrativa del flashback potrebbe rappresentare a mio parere l’inizio di quel processo che spingerà il dittatore a riconoscersi colpevole del muro che si è creato intorno. La folla al comizio del dittatore rappresenterebbe così l’alter ego del protagonista che attende incuriosito l’evolversi degli eventi e che proietta nell’uomo in divisa la parte malata di sè stesso per poterla osservare “da fuori” ed è proprio attraverso il ghiaccio sottile che il nostro Pink dovrà passare per arrivare al suo inconscio e liberare i suoi demoni.

Alla scena della culla segue l’immagine di un soldato morto accanto una pozza di sangue, sequenza che si apre poi sullo scenario di devastazione causato dall’ultimo bombardamento. Entra così in scena il piano di Wright con le prime note di The Thin Ice.


The thin ice

Momma loves her baby,
and daddy loves you too.
And the sea may look
warm to you babe
And the sky may look blue

Ooooh babe
Ooooh baby blue

If you should go skating
On the thin ice of modern life
Dragging behind you the silent reproach
Of a million tear-stained eyes
Don’t be surprised
when a crack in the ice
Appears under your feet.
You slip out of your depth
and out of your mind
With your fear flowing out behind you
As you claw the thin ice.

Ghiaccio sottile

Mamma ama il suo bambino
ed anche papà ti vuole bene
ed il mare potrà sembrarti tiepido,
bambino
ed il cielo sempre blu.

Ooh ooh, bambino
ooh ooh, bambino triste

Ma se andrai a pattinare
Sul ghiaccio sottile della vita moderna
Trascinandoti dietro il tacito rimprovero
Di un milione di occhi rigati di lacrime
Non essere sorpreso
se una crepa nel ghiaccio
si aprirà sotto i tuoi piedi
Perderai l’equilibrio
e la ragione
con la paura che ti assale alle spalle
mentre ti aggrappi al ghiaccio sottile.


In questo brano esordisce nel disco la voce calda ed equilibrata di Gilmour, come a sostenere il senso di relativa tranquillità di cui il bambino godeva grazie alla protezione “affettiva” di mamma e papà. A proposito di questo, volendo cercare il confronto autobiografico con la vita di Roger, la morte del padre risale al Febbraio del 1944, età in cui Roger aveva poco più di 5 mesi, si conferma quindi l’idea che il bambino nella culla possa essere proprio lui.

Sebbene in questa prima parte la melodia vocale trasmetta una certa sensazione di tranquillità/protezione, nel testo vi sono delle evidenti contraddizioni che mistificano la prima impressione; a questo proposito è bene precisare che seppure a parlare sia la madre, le parole di lei sono filtrate dalla mente di Pink.

Torniamo al testo ed in particolare al verbo “may” riferito al calore del mare ed al blu del cielo. Linguisticamente parlando, quando ci troviamo di fronte ad una frase del tipo “ed il cielo potrebbe sembrarti blu” ci aspettiamo un risposta del tipo “anche se in realtà è nero“; questa risposta sembra essere stata volutamente omessa in favore del coro di conforto materno (oooh babe) quasi a manifestare la precisa volontà, da parte della madre, di nascondere a Pink la bruttezza della vita. In questo modo ritengo che l’autore ci stia già presentando uno dei primissimi mattoni del suo muro e cioè la madre.

Un altro aspetto interessante riguarda l’aggettivo “blue”. Psicologicamente parlando il blu è considerato il colore della purezza, dell’innocenza e della vita per la naturale associazione al cielo ed al mare: il cielo trasmette il calore, il mare ed i fiumi raccolgono l’acqua che cade dalle nubi, entrambi danno nutrimento ad ogni creatura vivente e consentono la nascita di nuova vita. “Blue” viene però tradotto anche con l’aggettivo triste, da qui la doppia valenza: quella psicologica per Pink bambino (inculcata dalla madre) che aveva bisogno di credere nella purezza e nell’innocenza, e quella letterale (la realtà) valida per l’adulto che doveva affrontare la mancanza del padre.

Un altro elemento in contrapposizione alla pacata performance di Gilmour sono le immagini che accompagnano il cantato, ed in particolare quelle dei soldati che trascinano un loro compagno sulla riva; i momenti di disperazione dei feriti; la figura desolante del morto riverso sulla sabbia che ci fa venire in mente il passo della genesi nel quale si recita: polvere eri e polvere ritornerai. Tale contrapposizione lascia spazio all’idea che Pink non sia affatto d’accordo con le parole della madre, attraverso queste immagini egli sembra volerle rispondere che in realtà l’uomo è cattivo, che la vita è orribile, che suo padre è morto per colpa di una guerra assurda ed inutile.

Superata la prima strofa entra in scena Pink impersonato dalla voce graffiante di Roger Waters. L’immagine dei soldati che marciano sfuma fino a quella di una camera d’albergo occupata da una rockstar depressa e dall’identità perduta, esattamente come quella dei militari che camminano come automi in fila per uno. Il trauma causato dalla morte del padre è ancora una volta enfatizzato dai cartoni animati in televisione, simbolo dell’infanzia. A proposito di questo particolare l’artista sembra volerci rendere partecipi di una duplice visione della violenza, quella della guerra causata da personalità malvagie come Hitler e che Pink padre ha subito sulla propria pelle, e quella individuale che viene instillata già in tenera età nello scontro tra un gatto e un topo.

Waters non si limita a cantare, la sua voce è talmente disperata che graffia il cono pneumatico del nostro impianto stereo. Attraverso questo dialogo, che rivolge a sè stesso in seconda persona, egli rimprovera sua madre: il padre che gli voleva bene era in realtà morto, il mare caldo di cui gli parlava era freddo e per di più uno strato sottile di ghiaccio si era formato sulla superficie, ed era talmente sottile che se l’avesse affrontato sarebbe di certo sprofondato nell’abisso del suo inconscio.

A questo proposito introduco una considerazione legata ad una metafora utilizzata in campo psicoanalitico. L’acqua è spesso identificata come dimora della mente umana (per un lapalissiano parallelismo con gli abissi del mare). La stessa mente viene paragonata ad un iceberg in quanto solo una parte di questa sporge in superficie, la restante parte è infatti sommersa ed invisibile agli occhi. Ognuno di noi grazie alla propria intelligenza e con una discreta capacità di autoanalisi può sollevarsi dall’acqua più di altri, costui sarà una persona maggiormente consapevole di sè stessa. Nell’immaginario creato da Waters, la punta dell’iceberg è solo uno strato di ghiaccio molto sottile (l’utilizzo della metafora potrebbe voler sottolineare la freddezza e l’anaffettività di Pink) che tuttavia gli consente di restare ancora mentalmente stabile.

Seguendo il testo ed in particolare la frase “Dragging behind you the silent reproach off a million tear-stained eyes” ci viene subito da pensare ad un’idea da vecchio testamento e cioè che i figli portino le colpe dei padri. In questo modo Pink declina le sue responsabilità sul fatto che la sua lastra di ghiaccio si è rotta, attribuendo la responsabilità alla generazione che lo ha preceduto (quei milioni di occhi rigati di lacrime). Non è quindi solo il suo peso che fa cedere il ghiaccio, ma anche quello causatogli dal padre per il fatto che lo ha lasciato e di tutti gli altri che ne hanno permesso la morte.

Molto significativa la scena finale della piscina dove ancora una volta troviamo l’elemento acqua associato ad un blu intenso che ricorda il cielo. La calma qui è solo apparente, si percepisce tensione anche se tutto è immobile ed infatti, nel momento in cui irrompe con prepotenza l’assolo di Gilmour, quel blu che portava pace e calma (esattamente come nelle prime strofe cantate da Gilmour) si trasforma in rosso; il rosso è il simbolo delle emozioni forti: passione, rabbia, frustrazione, insicurezza ma è anche il colore del sangue e quindi simbolo di vita, creazione, nascita. In questa contrapposizione si rivela il passaggio di Pink dalla culla, dove gli si mormorava che tutto era bello, che mamma e papà gli volevano bene, all’uomo cui la guerra aveva portato via il padre, in bilico tra la follia e la paranoia.

Il montaggio delle scene sembra suggerire una caduta libera, forse una crepa nel ghiaccio che lo ha scaraventato in fondo. Non bisogna necessariamente studiare su un testo di psicologia per comprendere che tutte le emozioni represse prima o poi riaffiorano: in questa scena Pink prende consapevolezza del suo primo mattone, il bisogno del padre rimasto sepolto nel suo inconscio che, nel momento in cui risale in superficie, causa la crepa che lo scaraventa in basso.

Altro aspetto interessante nella scena della piscina è il finale dove, rassegnato a quello che stava accadendo, Pink assume la posizione della crocifissione del Cristo. Più che fare un paragone con l’immagine cattolico/cristiana qui rappresentata, con questa scena ritengo che l’autore abbia voluto sottolineare la sua rassegnazione alla necessità di compiere un sacrificio: allontanarsi da tutti per stare solo nel suo muro.

Ed è nel brano successivo, Another Brick in the Wall pt. 1, che questa consapevolezza si trasforma in una manciata di mattoni che iniziano il suo processo di separazione dal prossimo.


Curiosità
  • Durante la sequenza (nel mio filmato a 3:18 circa), si può osservare per una durata inferiore al secondo l’immagine del padre di Pink che urla e, appena un secondo dopo, il dipinto che raffigura la medesima immagine. Eccovi il frame:
Formazione
  • David Gilmour – voce, chitarre, sintetizzatore Prophet-5
  • Roger Waters – voce, basso
  • Nick Mason – batteria
  • Richard Wright – organo, pianoforte
Video
Immagini

Indice

"Pink Floyd's 'The Wall': Dietro il muro" © 2011-2017 Nicola Randone. Lyrics / Artwork © 1979 Pink Floyd / Gerald Scarfe. Images from the movie © 1982 Sony Music Entertainment. E’ facoltà di chi lo desidera riportare i contenuti della presente opera a patto di citare la fonte e comunque nella sola eventualità che si tratti di progetti senza finalità di lucro. Ogni uso non autorizzato dei testi sarà perseguito nei termini di legge.

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"Pink Floyd's 'The Wall': Dietro il muro" © 2011-2017 Nicola Randone. Lyrics / Artwork © 1979 Pink Floyd / Gerald Scarfe. Images from the movie © 1982 Sony Music Entertainment.