The trial

T

Premessa

Quando interpellato sul significato di The Trial, Roger Waters ha chiarito che: questo è il momento in cui Pink processa se stesso.

Tutta la vicenda si svolge all’interno della mente del protagonista dove tutti i suoi mattoni, magnificamente illustrati da Scarfe, vengono spogliati dalle caratteristiche umane per assumere la forma congeniale all’idea che Pink si è fatto di loro: il maestro è il burattino manovrato dalla grassa e psicopatica moglie; la moglie entra in scena come uno scorpione (che infetta la sua preda col veleno dell’amore), per poi tramutarsi in mantide religiosa (che come l’insetto ha l’abitudine di uccidere il proprio compagno dopo averlo sfruttato sessualmente); la madre al principio è un aeroplano (quello con cui era stato ucciso il padre di Pink?) poi si trasforma in una bocca (o una vulva) ed infine muta in una donna degli anni 20.

Dall’altra parte ci sono coloro che prendono parte al processo: pubblico, giuria, pubblico ministero e giudice. Questi ultimi sono rappresentati come vermi in quanto creazioni negative del muro: metafora d’isolamento e repressione emotiva. I vermi sono comparsi in maniera prepotente in Comfortably Numb, ricoprendo letteralmente il corpo della rockstar per farne una crisalide e rivelando poi il suo lato privo di umanità; li abbiamo osservati a “sprazzi” anche nei brani precedenti a simboleggiare la prima conseguenza di ogni trauma vissuto da Pink. Insomma, siamo oramai abituati ad associare i vermi a quella piacevole insensibilità cantata in Comfortably Numb che in realtà rivela una completa apatia unita all’odio per tutti coloro che sono dall’altra parte del muro: in Waiting for the Worms i vermi agiscono con i loro martelli per “mandare a casa i cugini di colore”.

Proprio in quanto rappresentanti della perduta umanità, non ci sorprende il fatto che “i vermi” inorridiscano al fatto che Pink abbia mostrato sentimenti di natura umana e che per questo lo vogliano portare alla sbarra.

Nel suo processo, Pink è rappresentato come una bambola di pezza, un’immagine che abbiamo già incontrato in “Waiting for the worms” mentre veniva calpestata dalle camicie nere e in altri momenti del film a rappresentare le maschere con le quali l’uomo veniva privato della sua individualità. A differenza degli individui senza personalità (ma che comunque agivano nel mondo), la bambola nella quale si è incarnato Pink è inerte, completamente in balia dei suoi accusatori: ciò simboleggia, a mio parere, il fatto che il protagonista si senta in balia dei suoi mattoni che non gli concedono alcuna libertà di movimento né di giudizio. Il motivo per il quale “i mattoni”, e cioè il maestro, la moglie e la madre, continuano ad essere rappresentati in maniera negativa significa che l’uomo non ha altro modo per rappresentarli poiché li ha sempre visti così.

Il processo vero e proprio è rappresentato invece come un numero teatrale: il luogo ove Pink verrà giudicato è più simile ad un’arena da concerto che ad un’aula di tribunale, così come i protagonisti sembrano personaggi della Londra vittoriana dell’800.


The trial

[PM] Good morning, Worm your honor.
The crown will plainly show
The prisoner who now stands before you
Was caught red-handed
showing feelings
Showing feelings
of an almost human nature.
This will not do.

[Judge] Call the schoolmaster!

[Schoolmaster] I always said
he’d come to no good
In the end your honor.
If they’d let me have my way I could have
Flayed him into shape.
But my hands were tied,
The bleeding hearts and artists
Let him get away with murder.
Let me hammer him today.

[Pink] Crazy…toys in the attic I am crazy,
Truly gone fishing.
They must have taken my marbles away.

[Chorus] Crazy, toys in the attic. He is crazy.

[Wife] You little shit you’re in it now,
I hope they throw away the key.
You should have talked to me more often
Than you did, but no!
You had to go your own way.
Have you broken any homes up lately?
Just five minutes, Worm your honor,
Him and Me, alone.

[Mother] Baaaabe!
Come to mother baby,
let me hold you in my arms.
M’Lord I never wanted him
to get in any trouble.
Why’d he ever have to leave me?
Worm, your honor,
let me take him home.

[Pink] Crazy, over the rainbow,
I am crazy,
Bars in the window.
There must have been a door
there in the wall
When I came in.

[Chorus] Crazy, over the rainbow, he is crazy.

[Judge] The evidence before the court
is incontrovertible
There’s no need for the jury to retire.
In all my years of judging
I have never heard before
Of someone more deserving
of the full penalty of law.
The way you made them suffer,
Your exquisite wife and mother,
Fills me with the urge to defecate!
Since, my friend,
you have revealed your deepest fear
I sentence you to be exposed
before your peers.
Tear down the wall!

Tear down the wall!

Il Processo

[PM:] Buon giorno, vostro onore il Verme
La corona mostrerà chiaramente
Che il prigioniero al vostro cospetto
E’ stato colto in flagrante
nel mostrare sentimenti
nel mostrare sentimenti
di natura quasi umana
e questo non va bene

[Giudice:] Chiamate il maestro!

[Insegnante:] Ho sempre detto
che alla fine non avrebbe concluso
niente di buono vostro onore
Se mi avessero lasciato fare a modo mio
avrei potuto rimetterlo a posto
Ma avevo le mani legate
I cuori sanguinanti e gli artisti
gliel’hanno fatta passare liscia
Lasciate che lo martelli

[Pink:] Pazzo, giocattoli in soffitta, sono pazzo
sono davvero partito
Devono avermi rubato le biglie

[Coro:] Pazzo, giocattoli in soffitta lui è pazzo

[Moglie:] Tu piccolo stronzo, sei fregato adesso
Spero che gettino via la chiave
Avresti dovuto parlarmi più spesso
ma tu no! Dovevi fare a modo tuo
Hai rovinato qualche famiglia ultimamente?
Solo cinque minuti, Verme vostro onore,
Da soli, lui ed io

[Mamma:] Bambino!
Vieni dalla mamma, bambino mio,
lascia che ti stringa fra le braccia
Vostro Onore, non ho mai voluto
Che finisse nei guai
Perchè mai mi ha lasciato?
Verme vostro onore,
lasciate che lo riporti a casa!

[Pink:] Pazzo, sopra l’arcobaleno
sono pazzo
Sbarre alla finestra
Ci deve essere stata
una porta nel muro
Quando sono entrato

[Coro:] Pazzo, sopra l’arcobaleno lui è pazzo

[Giudice:] Per questa corte le prove sono inequivocabili
non ritengo necessario che la giuria si ritiri
In tutta la mia carriera da giudice
Non ho mai visto nessuno
più meritevole della massima pena prevista dalla legge
Il modo in cui hai fatto soffrire
La tua dolcissima moglie e tua madre
Mi fa venire voglia di defecare
Ma per il fatto
che tu abbia svelato
la tua paura più profonda
amico mio, ordino che ti espongano
al cospetto dei tuoi pari

Abbattete il muro!


L’apertura del processo è affidata al pubblico ministero (caricatura di un avvocato vittoriano) che affronta il giudice con l’appellativo “Vostro Onore il Verme“. Il magistrato proclama di parlare per conto della “corona” e da qui si evince il giudizio di Waters nei confronti del sistema giudiziario britannico e cioè che coloro che governano la vita dei cittadini di tutti i giorni, sono sciocchi impiegati dalla mentalità ristretta.

Anzitutto viene enunciata l’accusa principale e cioè che l’imputato avrebbe mostrato sentimenti di natura umana e che questo non andasse affatto bene. Vengono quindi chiamati in causa i testimoni che altro non sono se non “quei mattoni” fondamentali che hanno contribuito in maniera decisiva a rinchiudere Pink all’interno del suo muro.

Il primo della lista è l’insegnante che ribadisce la sua visione negativa sull’imputato ricordando alla corte che sapeva sin dall’inizio che non avrebbe concluso nulla di buono e che non gli era stato permesso di fare a modo suo per “rimetterlo a posto”. Il maestro si riferisce al fatto di non essere riuscito a spogliare il giovane Pink della sua individualità, afferma di aver avuto le mani legate dando la colpa a quei “bleeding hearts” (le anime sensibili) ed agli artisti che gliel’hanno fatta passare liscia.

Nell’immaginario di Pink, il maestro continua ad essere un uomo frustrato perché vittima di una moglie repressiva e manipolatrice: dalla sequenza animata dove “spreme” i giovani alunni nel tritacarne per farne dei “vermi” senza individualità si passa infatti a quella dove la marionetta che percuote il giovane fanciullo è a sua volta percossa da una donna grassa (la moglie), quest’ultima nell’ombra. In tal modo Pink quasi lo giustifica, forse lo perdona per la sua bassezza morale dovuta ad una vita triste e sacrificata. Al termine della sua testimonianza, il maestro si trasforma in martello e si dichiara pronto a martellarlo, probabilmente per fare quel lavoro che non aveva potuto completare e cioè spogliarlo della propria individualità. Ma la scena si chiude senza che accada nulla, il maestro scompare e parla il sè di Pink, che qui ritroviamo in una versione inedita, rassegnata ad una condizione di pazzia.

Pink recita le frasi “sono pazzo, giocattoli in soffitta sono pazzo, veramente partito, devono avermi rubato le biglie“: una serie di immagini che da una parte evocano l’infanzia (giocattoli e biglie) lasciandoci immaginare la prima genesi del suo muro, dall’altra costituiscono dei veri e propri eufemismi legati alla follia (l’espressione Toys in the Attic è un modo di dire inglese che sta a significare drugs in the brain e cioè droghe nel cervello, così come Truly gone fishing unito alla questione delle biglie: entrambe espressioni che sottendono la follia).

L’immagine iniziale della faccia senza occhi, della foglia che si trasforma in uomo senza volto per poi diventare ancora una foglia, chiarisce come il protagonista stia vivendo l’evento che si è scatenato nella sua mente e cioè come un pupazzo in balia degli eventi: egli è una foglia che il vento spinge dove gli pare.

A questo punto entra in scena una sorta di coro (il narratore onnisciente?) che ripete ancora le parole: Pazzo, giocattoli in soffitta lui è pazzo, quasi a volerle ribadire per convincere noi spettatori che Pink oramai è impazzito e che non c’è più speranza per lui.

Dopo l’inciso è il momento del secondo testimone: la moglie. Ella arriva da sotto il muro trasformandosi in una creatura scorpione che ricorda l’allucinazione di Pink in Don’t Leave me now. Lo scorpione pugnala la bambola inerte e gli dà dello stronzo, augurandosi  poi che buttino via la chiave: probabilmente si riferisce a quella ipotetica porta dalla quale Pink era entrato nel suo muro.

La moglie continua la sua feroce accusa dicendo che l’imputato non gli aveva parlato abbastanza: qui, per la prima volta, Pink (per bocca della moglie) ammette la sua responsabilità per la fine di quel rapporto.

Nel frattempo la moglie muta ulteriormente, da scorpione si trasforma in un simbolo grottesco di femminilità: un miscuglio di seni, gambe e vagina che finiscono per assomigliare vagamente ad una mantide religiosa.

La simbologia della mantide ci porta a pensare che Pink continui a vedere le donne come creature pericolose che sfruttano le loro arti seduttive per distruggere. Nella forma di mantide, la moglie gli chiede se ha rovinato qualche famiglia ultimamente riferendosi naturalmente alla loro storia. A questo proposito teniamo sempre a mente che i personaggi di The Trial sono creature nella mente del protagonista e Pink sta decisamente mettendo in atto un grande cambiamento nel riconoscere le proprie colpe per la fine del matrimonio con la moglie.

La moglie mantide vorrebbe che il giudice gli concedesse 5 minuti a tu per tu col marito, la sua espressione però ci fa intendere che la richiesta è stata negata: le fiamme nella sua testa si spengono ed ella si ritira intimorita.

Ecco quindi entrare in scena uno dei testimoni più problematici, la madre. La donna fa il suo ingresso nella forma di un aeroplano e qui è evidente che l’autore colleghi la mancanza del padre ad una madre oppressiva: così come un aeroplano aveva messo fine alla vita del padre, così lei avrebbe impedito al figlio di vivere la sua vita da individuo.

Da aeroplano, la madre si trasforma poi in una bocca che con una sorta di cordone ombelicale tira dentro di sé la povera bambola di pezza che rappresenta Pink.  Qualcuno vuole vedere in questa immagine anche quella di una vulva a sottolineare ancora una volta la misoginia che caratterizza il modo in cui l’autore vede le donne.

Nella sua mutazione finale, la madre porta a casa il figlio nella forma di una tipica donna inglese degli anni 20. L’immagine è delicata e commovente, la donna culla la bambola di pezza seduta su una poltrona accanto il camino: la sensazione che evoca è di pace e sicurezza.

Nel testo, la madre lo accusa di averlo lasciato, confermando così il suo eccessivo istinto di protezione. In tal senso, visto che  tutte queste vicende avvengono nella mente di Pink, e che le parole dei suoi “mattoni” rappresentano ciò che in realtà crede, sentendo la madre parlare in questo modo comprendiamo come la donna simboleggi quel mattone inevitabile che non si sarebbe mai sgretolato.

Questa parte dell’opera rivela una grande onestà intellettuale da parte del protagonista, egli ha risolto sicuramente i traumi causati dal maestro riconoscendolo come una vittima che sfogava le proprie frustrazioni sugli alunni, ha altresì accettato d’essere stato la causa del fine del suo matrimonio, ma continua a riconoscersi dipendente dall’affetto materno in un meccanismo di amore/odio che ritroviamo nei bambini dal carattere ribelle.

A questo proposito vorrei citare il modo in cui una branca della psicologia rappresenta l’animo umano e cioè come una medaglia nella quale una faccia è quella della ragione, l’altra è quella dell’emotività. A partire da un certo anno di vita, le due facce comunicano tra di loro, ciò significa che quando proviamo un’emozione siamo immediatamente in grado di elaborarla con la ragione attraverso una sorta di “intelligenza emotiva”, per dargli in tal modo la giusta collocazione e non rischiare un trauma o peggio un processo di rimozione. Nella nostra infanzia invece, questo passaggio manca, pertanto è estremamente difficile razionalizzare quelle esperienze che ci hanno segnato o traumatizzato poiché esse sono nel lato della medaglia che in quegli anni la ragione non poteva raggiungere.

Per le ragioni appena espresso ritengo che Pink non sia stato in grado di risolvere il trauma causato dall’eccessivo istinto di protezione della madre; non a caso, alla fine della scena, la donna subirà un’ulteriore metamorfosi in un muro.

Dopo aver ascoltato la madre, Pink ritorna a cantare la sua follia: un uomo senza volto cade attraverso il cielo rompendolo in mille frammenti e rivelandone l’oscurità sottostante. “Pazzo, sopra l’arcobaleno sono pazzo, Sbarre alle finestre, Ci deve essere stata una porta là nel muro Quando sono entrato”: l‘uomo è sopra l’arcobaleno come Dorothy nel Mago di Oz, nella sua prigione autoindotta fatta di sbarre alle finestre egli ha la consapevolezza che sicuramente in quel muro doveva esserci una porta prima che fosse intrappolato.

Dopo l’ultimo coro, il giudice entra finalmente in scena.

All’inizio del processo, abbiamo visto il giudice rappresentato come una tenia (il verme solitario), ma al momento del verdetto si trasforma inaspettatamente in quello che Gerald Scarfe chiama un culo gigante” (a giant asshole) che rappresenta ciò che “molte persone pensano della legge” (parole di Scarfe tratte dai commenti sul DVD). Egli procede nel suo verdetto senza consentire alla giuria di deliberare, in quanto le prove appaiono inequivocabili.

A questo punto ci si aspetterebbe che “il Verme” ricompensi Pink per aver fatto soffrire la madre e la moglie; insomma, se l’accusa era quella di mostrare sentimenti di natura quasi umana, le testimonianze lo avrebbero dovuto convincere per la sua “non colpevolezza”. Il ruolo del grande “culo” si rivela invece totalmente diverso da quello che ci saremo aspettati ed il grande deretano diventa un deus ex machina super partes, insomma… un vero giudice. Aggiungo anche che la trasformazione finale in deretano potrebbero riferirsi simbolicamente ad un’espressione molto utilizzata per definire le situazioni dolorose che ci costringono a chiuderci o a reagire violentemente: quando si dice shit for brains (ovverosia “merda” nel cervello) si tende proprio ad etichettare quelle esperienze che, nel caso di Pink, hanno determinato la creazione del muro e che adesso sono pronte a venire fuori.

La sentenza naturalmente è quanto di più terribile possa capitare ad un uomo che non riesce a relazionarsi con il suo prossimo e cioè essere esposto ai “propri pari”. Ritengo che non sia un caso l’utilizzo della parola “peers” che per un egocentrico narcisista come Pink sta a significare accettare di essere come tutti gli altri, di non avere alcuna eccezionalità nè alcun privilegio, di non essere il leader di nessuno.

Dopo che il giudice sentenzia di abbattere il muro, lascia letteralmente andare le sue “feci” sopra la povera bambola di pezza: le immagini della vita di Pink (o meglio quelle che riguardano i suoi mattoni) scorrono quindi sullo schermo. Egli rivive tutti i momenti che lo hanno portato allo stato attuale ed essi scivolano dallo schermo come se stessero davvero abbandonando la mente dell’uomo, come se in tal modo egli stesse davvero risolvendo. Scopriamo ancora una volta la scena di sesso legata alla moglie con il suo amante, l’immagine in cui i nazisti violentano una donna di colore, la sequenza in cui Pink bambino entra nella camera della madre (poco prima di trovare il cadavere nel letto della donna), alcune immagini di guerriglia urbana seguite poi dal momento in cui la rock-star si rasa le sopracciglia per preparare la nascita del dittatore, fino a quando il clamore delle urla “tear down the wall” non scompare per lasciare il posto al suono del vento e all’immagine di un vero muro: la stessa costruzione che abbiamo visto in Is There Anybody Out There ed in Goodbye Cruel World.

Dopo un prolungato silenzio, i mattoni esplodono accompagnati da un urlo straziante, probabilmente quello di Pink.

Dopo una vita di oppressione e corruzione, il nostro protagonista rinasce finalmente in una nuova forma.


  • Nella scena finale, il muro costruito appositamente per il film viene distrutto da un potente cannone ad aria, creato per un recente film di James Bond.
  • Non è ben chiaro come sia stato abbattuto il muro, ma c’è un piccolo indizio nella canzone The Final Cut dall’omonimo album. Nel testo Waters dice: «Digitate la combinazione, aprite la cassaforte e se ci sarò vi dirò chi c’è dietro il muro.» (« Dial the combination, open the priesthole. And if I’m in I’ll tell you what’s behind The Wall. ») e nel momento in cui Waters canta “behind The Wall” si sente il frastuono di un fucile.
  • Il giudice Verme, rappresentato come i genitali di un uomo visto da dietro, con l’ano al posto della bocca, uno scroto al posto del mento e completo di gambe, è l’ultima caricatura che compare nel segmento del film; questa strana scelta di disegnare così il giudice deriva da una citazione del libro Oliver Twist di Charles Dickens: “The law is an ass” (in italiano: “La legge è un culo”).
  • Roger Waters – voce
  • Nick Mason – percussioni
  • David Gilmour – chitarre
  • Rick Wright – pianoforte
  • Vicki & Clare – coro
  • New York Orchestra diretta da Michael Kamen

Indice

Outside the Wall >>
coming soon…

"Pink Floyd's 'The Wall': Dietro il muro" © 2011-2017 Nicola Randone. Lyrics / Artwork © 1979 Pink Floyd / Gerald Scarfe. Images from the movie © 1982 Sony Music Entertainment. E’ facoltà di chi lo desidera riportare i contenuti della presente opera a patto di citare la fonte e comunque nella sola eventualità che si tratti di progetti senza finalità di lucro. Ogni uso non autorizzato dei testi sarà perseguito nei termini di legge.

2 commenti

  • A mio parere, il giudice di The Trial (la coscienza di Pink) condanna Pink per l’egoismo ed il male fatto alle persone che lo amavano e dipoi sentenzia che sia esposto ai suoi pari che in fondo è il tema ricorrente dell’album e cioè la manifestazione del narcisismo del protagonista. In fondo, quello a cui stiamo assistendo sin dall’inizio della storia è proprio tale esposizione… imho

  • A mio parere la bambola di pezza simboleggia l’infanzia di Pink, questo spiega anche l’immagine della bambola di pezza impigliata nel filo spinato, l’innocenza di Pink è strettamente legata alla morte del padre sul campo di battaglia

Indice dell’analisi

"Pink Floyd's 'The Wall': Dietro il muro" © 2011-2017 Nicola Randone. Lyrics / Artwork © 1979 Pink Floyd / Gerald Scarfe. Images from the movie © 1982 Sony Music Entertainment.