Goodbye Blue Sky

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Premessa

Una questione sulla quale si è molto dibattuto in relazione a Goodbye blue sky versione cinematografica, è la decisione di collocarla in una diversa posizione rispetto l’album in studio. Riguardo la scelta operata da Waters & Co. bisogna denunciare una certa ingenuità dovuta a questioni che cercheremo di spiegare, anche se risulta difficile far digerire ad un floydiano doc qualsiasi giustificazione per questa “gaffe” artistica se non chiarendo le difficoltà che a volte si incontrano nel tentativo di trasporre un’opera (che sia questa musicale o letteraria) in linguaggio cinematografico.

Sul vinile originale, Goodbye Blue Sky introduce il lato 2 del primo disco. In un’intervista Waters stesso descrive il brano come una sorta di riepilogo narrativo del lato 1: “it’s remembering one’s childhood and then getting ready to set off into the rest of one’s life” e cioè “ricordare la propria infanzia ed esser pronti al resto della propria vita“. In questo senso il posizionamente originale dopo Mother, brano che chiude idealmente il rapporto tra Pink e i suoi trascorsi da fanciullo, è assolutamente coerente con il continuum narrativo ed allo stesso tempo funge da intermezzo con quello che segue:

  1. Goodbye blue sky (Addio cielo azzurro) Attesta la fine dell’adolescenza (e della bolla di vetro creata da mamma)
  2. constatata la crudeltà del mondo esterno restano solo …. Empty Spaces  (Spazi vuoti)
  3. quindi What Shall We Do Now? (cosa dovremo fare adesso?) … vivere storie di solo sesso, pensare solo ai soldi e ai beni materiali etc etc

Come già anticipato, nella trasposizione cinematografica di una qualsiasi opera è sempre necessario operare delle scelte. Grazie alla partecipazione di Waters alla sceneggiatura, il film è quanto di più riuscito ci si potesse aspettare da una trasposizione, ed è forse “Blue Sky” l’unica nota un pò stonata che per affetto nei confronti della genialità del progetto, nonchè per dovere critico, è necessario in qualche modo giustificare.

La scelta che ha contribuito alla variazione è sicuramente legata alla presenza di When the Tigers Broke Free, quest’ultimo inserito a posteriori nel concept The Wall. Nella seconda parte delle “Tigri” Pink trova la pergamena col sigillo reale che annunciava alla famiglia la morte del padre. In questo modo si introduce nella narrazione l’odio che il giovane Pink, come anche l’adulto, maturano nei confronti di uno Stato che manda a morte il suo popolo in nome di una menzogna: il “brave new world” di Blue Sky. Anche il testo del brano, nel ricordare al passato l’evento del ritrovamento, ci pone davanti al flashback di un uomo adulto che ricorda quanto la morte del padre sia stata tra le cause più rilevanti del proprio disagio ed è proprio in “Blue Sky” che la guerra, prima confinata all’evento tragico che “gli portò via il padre”, diventa un fatto globale che interessa tutti gli esseri umani: non a caso in tutta l’animazione il personaggio di Pink è completamente assente.

Quindi… in questo contesto Goodbye Blue Sky non fa più riferimento alla fine dell’infanzia di Pink ma si pone come epilogo alla vicenda del padre, confermandosi quindi coerente con la posizione scelta. Anche visivamente, Blue Sky” chiude l’esposizione della “Guerra spostando l’attenzione dello spettatore dal singolo evento (Anzio), all’invasione tedesca in genere e ponendosi quindi ad epilogo della tematica relativa alle due “Tigri“.

Volendo aggiungere un’ulteriore nota di tipo tecnico/artistico, se si fosse mantenuta la posizione originale, all’animazione di “Blue sky” sarebbe seguita quella di Empty Spaces e ancora di What Shall We Do Now?; probabilmente (e su questo sono sufficientemente daccordo) tre animazioni consecutive avrebbero appesantito le sequenze interessate.

Chiudiamo adesso la parte dedicata ai “pro” della scelta ed approfondiamo meglio i “contro”.

Se ci limitassimo a considerare il brano come l’ennesimo racconto di Waters su come la morte del padre abbia posto in essere quel muro che avrebbe condizionato l’intera sua vita, non ci sarebbe nulla da recriminare.  Tuttavia è chiaro che il “cielo azzurro” a cui Pink dice addio è sicuramente riferito all’infanzia/adolescenza da “baby blue” che troviamo in The Thin Ice. In questo senso è ben più coerente ascoltare questo brano dopo Mother, insomma, dopo Blue Sky ci si aspetterebbe di iniziare a conoscere i traumi dell’adulto anziché trovarsi ancora tra i piedi  Pink adolescente. Imbattendosi nella successiva “The Happiest Days of our Lives“, con le tematiche legate al periodo scolastico di Pink, il poetico addio al cielo azzurro di Blue Sky sembra restare sospeso, insomma, ti porta a dire… ancora!! No!! Ti prego?! Basta bambini traumatizzati!

Volendo utilizzare una metafora, spostare “Blue Sky” di posto in un’opera perfettamente costruita come The Wall, è come per uno scrittore mettere il sesto capitolo dopo il secondo aggiungendo qualche dettaglio in più (Tigers 2) per giustificare ai lettori l’anacronismo temporale. Spero tuttavia siate d’accordo con me nel chiudere un occhio su questo dettaglio e godere del meraviglioso lavoro di Scarfe e della profondissima analisi di Waters sul significato di guerra e pace.


Goodbye Blue Sky

Di’ di’ di’ did you see the frightened ones?
Di’ di’ di’ did you hear the falling bombs?
Di’ di’ di’ did you ever wonder why we
Had to run for shelter when the
Promise of a brave, new world
Unfurled beneath
the clear blue sky?

Di’ di’ di’ did you see the frightened ones?
Di’ di’ di’ did you hear the falling bombs?
The flames are all long gone,
but the pain lingers on.

Goodbye, blue sky
Goodbye, blue sky.
Goodbye. Goodbye.

Addio cielo azzurro

Hai visto la gente terrorizzata?
Hai sentito le bombe cadere ?
Ti sei mai chiesto perchè
dovevamo correre ai rifugi
quando la promessa di un mondo migliore
era stata sbandierata
sotto un limpido cielo azzurro?

Hai visto la gente terrorizzata?
Hai sentito le bombe cadere?
Le fiamme sono sparite,
ma il dolore persiste

Addio cielo blu
Addio, cielo blu
Addio, Addio


Ripercorrendo il simbolismo del colore blu di The Thin Ice, in questo brano Pink dice addio al “cielo blu” della sua infanzia, dice addio quindi all’innocenza e alla protezione della madre, si prepara a spiegare le ali per spiccare il volo. Ed è proprio nel coro iniziale “Ooooh” che si apre lo scenario di un cielo senza limiti che concede altrettanto illimitate possibilità. Il nostro protagonista non è più il “baby blue” ma sta lentamente cambiando nel più emotivo e consapevole Pink del presente.

Le prime strofe del brano, caratterizzate dalla ripetizione delle sillabe “Di’ di’ di’ did you see the frightened ones?” – “a a a hai visto la gente terrorizzata“, chiariscono che il cambiamento cui va incontro Pink non è esente da paure ed ansie. Il cielo blu è subito oscurato da minacciose nubi grigie, il pericolo di cadere è costante, la frase “The flames are all long gone, but the pain lingers on (Le fiamme sono svanite ma il dolore persiste)” chiarisce la piena consapevolezza delle profonde cicatrici che quell’evento gli ha lasciato e che per quanto possa essere portato in superficie, non cambierà mai quel dolore.

Come in buona parte delle canzoni dei Pink Floyd, anche in Goodbye Blue Sky sussistono simbolismi e metafore nascoste dietro le parole che, ad un’analisi superficiale, possono dare l’impressione di essere state scelte solo in funzione di un’esigenza stilistica. Mi riferisco in particolar modo alla frase “The promise of a brave, new world / Unfurled beneath the clear blue sky“. Tuttavia, come già detto in precedenza, in The Wall nessun dettaglio è affidato al caso nè ad una semplice esigenza di rima. Il brave new world di cui si parla è inequivocabilmente legato alle opere di un autore inglese, Aldous Huxley, ed in particolare al suo celebre racconto “il Mondo Nuovo” (Brave New World) cui Waters si è senz’altro ispirato.

Il “Mondo Nuovo” di Huxley narra di una società gestita dai “Coordinatori” e basata sui principi della “produzione in serie“. Ogni individuo è il prodotto di un embrione creato in apposite fabbriche secondo quote prestabilite e pianificate dai coordinatori. Ognuno di questi embrioni viene sottoposto ad un processo di avvelenamento più o meno intenso in maniera che ogni individuo possa venire al mondo allo scopo di svolgere un ruolo specifico. Il meno avvelenato viene assegnato alla casta “alfa” (destinata al comando) fino ad arrivare alla casta epsilon per gli uomini cui affidare i lavori più umili.

Ogni individuo veniva reso incapace di ribellarsi grazie ad un condizionamento subito sin dal concepimento, e se una qualche forma di tristezza poteva sopraggiungere, ecco il medicinale/droga soma che al prezzo di qualche anno di vita in meno avrebbe dissolto ogni pensiero negativo.

La costituzione di tale aberrante meccanismo veniva giustificata dai Coordinatori adducendo il pretesto di raggiungere un “eccellente (brave)” sistema sociale; in “Blue Sky” la tematica è analoga, qui però è la guerra il mezzo attraverso il quale il governo inganna l’umanità promettendo una vita migliore.

In riferimento all’opera di Huxley risulta interessante riscontrare come la società di “cloni” rappresentata nel “Mondo Nuovo” sia assimilabile alla follia hitleriana della razza perfetta: il protagonista del romanzo di Huxley, John, rappresenta il diverso in quanto non sottoposto all’avvelenamento, e per questo viene perseguitato, così come gli “ariani” sentivano il dovere di sterminare ogni creatura diversa da loro in nome di un modello di vita superiore.

L’animazione di Scarfe racconta il blitz tedesco su Londra durante la seconda guerra mondiale. L’aquila che solca il cielo e che col suo fumo partorisce la mostruosa portaerei è lo stemma della Germania, e così le maschere antigas, i rifugi sotterranei, tutti elementi che fecero parte di quell’evento terribile che segnò il mondo intero.

Uno dei momenti più interessanti del pezzo riguarda la scena iniziale della colomba che rappresenta la pace.

Appena sfuggita alle grinfie di un gatto nel giardino di mamma Pinkerton, il volatile sale in alto nel cielo azzurro e in pochi istanti il suo corpo si squarcia per liberare la crudele aquila che coi suoi forti artigli strappa un pezzo di Londra per dimostrare la sua natura di predatore e conquistatore.

La prima interpretazione a caldo è quella che non richiede alcuna lettura tra le righe e cioè l’immagine della pace che viene devastata dalla guerra. Tuttavia il fatto che la colomba serbasse in sé il seme di quell’essere mostruoso mi porta a rivalutare il suo significato. In fondo si parlava di pace anche durante la guerra fredda, in quel caso però sarebbe stato più opportuno definirla equilibrio, pronto a cadere nel caso in cui una delle due potenze avesse mostrato debolezze. E così ogni rapporto tra le nazioni: fin quando un tizio continua a dare il petrolio ad un altro tizio, si può vivere in pace, in caso contrario parte l’invasione.

Cos’è allora la vera pace? Per noi inconsapevoli cittadini rappresenta davvero una colomba bianca: al governo sta bene che il popolo continui ad interpretarla in questo modo, in modo che dopo una guerra sanguinaria, tutti facciano i loro applausi quando la si invoca (facile, dopo aver sterminato il nemico o averlo sottomesso). La pace è quindi una condizione effimera e temporanea che non ha nulla a che vedere con l’ideale dell’uomo comune né con la visione religiosa. In poche immagini, Scarfe, Waters ed il regista del film ci rendono partecipi di questa conquista, un passo in avanti verso quello spirito critico che porterà anche noi ad essere come John

Le bombe cadono, le persone (se così vogliamo chiamare gli esseri terrorizzati che fuggono per ogni dove) corrono nei rifugi, uomini già morti si accasciano al suolo e quando l’aquila si mette a riposo in una struttura metallica, ecco che da quella costruzione si libera quella stessa colomba che avevamo osservato al principio. Le anime dei morti risorgono, la colomba passa tra loro per regalargli forse l’unica pace che l’umanità possa conoscere, quella della morte. Quella croce che prima vestiva la bandiera inglese, è presto spazzata via dal sangue del suo popolo, e quel sangue scorre lungo la strada, per perdersi in un tombino: quale modo migliore per rappresentare l’inutilità di una morte conosciuta in guerra.

In questa canzone Waters scrive una grande pagina di analisi politica, storica e sociale che ogni “John” di questa terra non potrebbe che assecondare.


Curiosità
  • Nell’album in studio, all’inizio della canzone, un bambino recita la frase “Look mummy, there’s an airplane up in the sky” – “Guarda mamma, c’è un aeroplano nel cielo“. La voce è del figlio di Waters Harry, all’epoca di soli due anni, che oggi suona in giro con il padre.
  • Gerarld Scarfe ha dichiarato, nelle interviste del dvd, che questo è il pezzo di animazione che più preferisce, anche per via del fatto che ha vissuto di persona i bombardamenti su Londra e che anche lui come tanti indossava le maschere antigas.
  • C’è chi afferma che la canzone parla specificatamente degli orrori commessi dalla Luftwaffe (aeronautica militare tedesca) durante il blitz a Londra nella Seconda Guerra Mondiale. In relazione a questo la colomba che si trasforma in aquila potrebbe simboleggiare la menzogna del governo tedesco nei giorni prima della guerra che informava l’Inghilterra di volere la pace. A quanto pare anche i disegni fanno riferimento ai veri aeroplani tedeschi, come anche i rifugi sotterranei sono simili a quelli che utilizzarono i cittadini per proteggersi dalle bombe. Nel testo “The flames are all gone, but the pain lingers on” il riferimento alle fiamme è sicuramente diretto alle bombe incendiarie che furono sganciate sulla città.
Formazione
  • Roger Waters – VCS3, basso
  • David Gilmour – voce, chitarra acustica, sintetizzatore
  • Richard Wright – sintetizzatore, cori
  • Harry Waters – voce della bambina
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"Pink Floyd's 'The Wall': Dietro il muro" © 2011-2017 Nicola Randone. Lyrics / Artwork © 1979 Pink Floyd / Gerald Scarfe. Images from the movie © 1982 Sony Music Entertainment. E’ facoltà di chi lo desidera riportare i contenuti della presente opera a patto di citare la fonte e comunque nella sola eventualità che si tratti di progetti senza finalità di lucro. Ogni uso non autorizzato dei testi sarà perseguito nei termini di legge.

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"Pink Floyd's 'The Wall': Dietro il muro" © 2011-2017 Nicola Randone. Lyrics / Artwork © 1979 Pink Floyd / Gerald Scarfe. Images from the movie © 1982 Sony Music Entertainment.